L’articolo che segue è stato scritto dal filosofo Massimo Borghesi e pubblicato dal quotidiano on-line Il Sussidiario con il titolo “Albori”: don Giussani in Sudamerica, una storia che ha unito due mondi. «Un pezzo di storia, largamente inedito della presenza cattolica in America Latina» secondo Borghesi, che copre «un arco temporale compreso tra il 1973 e il 1987». La fotografia di copertina è stata scattata nel mese di gennaio 1973 e mostra don Giussani che accompagna la partenza delle prime benedettine di Vitorchiano che andranno in Argentina a fondare un nuovo monastero. È in un certo senso l’inizio della storia che racconta il libro presentato da Borghesi.
Le fotografie della galleria si riferiscono a momenti puntuali dell’epopea latino-americana di don Giussani, indicati nella didascalia con riferimenti di tempo e luogo.
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(Massimo Borghesi). Alver Metalli, nato a Riccione nel 1952, è giornalista e scrittore. Ha lavorato a Roma, in Argentina, in Messico e in Uruguay. L’America Latina è il mondo che meglio conosce e al quale ha dedicato saggi e romanzi, fra cui Cronache centroamericane (1988), L’eredità di Madama (2001), Lupo siberiano (2004), Gli dei inutili (2008), L’ombra dei Guadalupes (2010), La vecchia ferrovia inglese (2011), Non aver paura di perdonare. Il “confessore del Papa” si racconta (con padre Luis Dri e Andrea Tornielli, 2016). Chi volesse conoscerlo più da vicino non ha che da leggere la bella descrizione, Il meraviglioso mondo di Alver, che ne offre nel suo blog un altro illustre giornalista, Lucio Brunelli, con il quale Metalli ha scritto il thriller Il giorno del giudizio (2011).
Nel 2014 Metalli si è trasferito dalla sua bella abitazione, ubicata nel centro di Buenos Aires, in una baraccopoli, La Carcova, per condividere la testimonianza di Pepe di Paola, uno dei preti “villeros” inviati dal cardinal Bergoglio nelle immense periferie della capitale argentina. Un passaggio non semplice, per chiunque.
Secondo Brunelli “Non si contano le volte che gli hanno puntato una pistola in fronte, per portargli via il cellulare o qualche pesos. Finora gli è andata sempre bene e qualche volta ha pure recuperato il telefono. All’inizio scriveva molto: corrispondenze dall’America latina per Vatican insider, il sito specializzato di La Stampa di Torino e per il suo fortunato blog Terre d’America; anche romanzi, come l’avvincente Morte di un benzinaio di provincia, un giallo che ha come sfondo il dramma dei desaparecidos.
Col passare degli anni si è affezionato sempre di più alle persone che popolano la villa miseria, con le loro storie di perdizione e di redenzione. E ad essi dedica la maggior parte del tempo delle sue giornate. Tossici che provano a cambiare vita negli hogar di Cristo aperti da padre Pepe; ragazzi di strada, sbandati, mai usciti dalla baraccapoli, per i quali si organizzano vacanze al mare in locali di fortuna messi a disposizione della parrocchia: “quando si arriva, col pullman, la vista del mare è nascosta da alte dune di sabbia, così la visione dell’oceano li coglie all’improvviso, appena superate le dune: restano come tramortiti dalla bellezza” dice Alver, “un sussulto di meraviglia che resterà per sempre nella loro vita”.
E poi il centro sportivo sorto sul terreno di una discarica abusiva con l’aiuto di amici romani a cui Alver è molto legato e con i quali trascorre ogni estate una avventurosa vacanza marinara a bordo del gommone guidato dal leggendario capitano Emilio; la scuola professionale, dove è possibile imparare un mestiere; la banda musicale – la murga! – per stare insieme in allegria evitando di frequentare altre bande”.
Attualmente Metalli è volontario, sempre con padre Pepe di Paola, nella città di “La Banda”, vicina a Santiago dell’Estero, a più di mille chilometri da Buenos Aires. Insieme seguono cinque case che ospitano più di cento tossicodipendenti. È in questo contesto, umano ed ambientale, che l’autore ha scritto e pubblicato il suo ultimo volume, Albori. Don Giussani nel Sud America di lingua spagnola 1973-1987 (Edizioni di Pagina, 2025). Si tratta di una nuova edizione, notevolmente aumentata ed arricchita di note, del libro Tierra prometida. Storia di una storia, uscito nel 2023, sempre per le Edizioni di Pagina.
In esso l’autore ci offre un pezzo di storia, largamente inedito, della presenza cattolica in America Latina. Una storia di cui Metalli è stato diretto protagonista. L’arco temporale è quello compreso tra il 1973 e il 1987. Un periodo segnato, in America Latina, dalla guerriglia rivoluzionaria dei filocastristi, dalle feroci repressioni delle dittature militari in Cile e in Argentina, dalla guerra delle Malvinas tra Gran Bretagna e Argentina. È in questo quadro drammatico che prende forma l’incontro e il dialogo tra esponenti del cattolicesimo sudamericano e alcune figure del nascente movimento di Comunione e liberazione sorto in Italia nel 1969-70 grazie al sacerdote lombardo don Luigi Giussani.
Di quell’incontro Metalli ricostruisce ora le tappe, gli episodi, i personaggi, le storie. Un lavoro non da poco che gli ha occupato molto tempo, con tante mail e telefonate per annodare rapporti nuovi e vecchi che si erano come perduti. Si tratta di una pagina di assoluto interesse che inizia, del tutto casualmente, da un insediamento delle monache trappiste di Vitorchiano a Hinojo, nella provincia di Buenos Aires, nel febbraio 1973, visitate da don Giussani che andava in Brasile a trovare Marcello Candia, l’imprenditore lombardo protagonista di tante iniziative sociali.
Brunelli ricorda, nella Prefazione alla nuova edizione del volume, come don Giussani desiderasse, già nel 1960, andare come missionario in America Latina. Il suo desiderio non sarà, al momento, soddisfatto, ma esso troverà poi attuazione nei viaggi e negli incontri che, nel nuovo volume, Metalli ricostruisce con precisione e dovizia di particolari. Veniamo così a sapere della conoscenza di Giussani da parte di Alberto Methol Ferré, forse il più geniale intellettuale cattolico latino-americano nella seconda metà del secolo passato.
Era, negli anni 90, l’intellettuale di riferimento del vescovo Bergoglio che Metalli ha conosciuto molto bene, al punto da offrirci una lunga e preziosa intervista con lui edita prima da Marietti nel 2006 con il titolo L’America latina del XXI secolo, e poi da Cantagalli, nel 2014, con il titolo Il Papa e il filosofo. L’incontro con don Giussani e con gli amici di Cl sarà, per Methol-Ferré, decisivo.
Secondo Aníbal Fornari, professore di filosofia all’Università argentina di Cordova: “Per lui era qualcosa di nuovo, mi ripeteva che non c’era niente di simile nel mondo cattolico, per l’esperienza di fede in Cristo fatta di un’amicizia allegra, libera, attrattiva e aperta che vive la sua gente, per la dinamica educativa e la dignità culturale dei suoi gesti, per la novità di giudizio e la sua forma originale di presenza caritativa nella problematica realtà sociale e nella vita politica”(op. cit., p. 157).
Non ovunque l’accoglienza della proposta cristiana di don Giussani sarà accolta positivamente. Metalli evidenzia le resistenze e i pregiudizi dei settori cattolici conservatori come di quelli vicini alla teologia della liberazione. Nondimeno è grazie all’attenzione ricevuta, da parte del sacerdote dalla voce roca, che si apre uno dei capitoli più interessanti della presenza cattolica in America Latina.
Nei suoi viaggi don Giussani era spesso accompagnato da un geniale ed infaticabile sacerdote romagnolo, don Francesco Ricci, il prete che coraggiosamente teneva allora aperte le frontiere del dialogo con i protagonisti del cristianesimo perseguitato, in Russia e nell’Est Europa. Sua era la direzione della rivista CSEO, “Centro Studi Europa Orientale”, che riportava le voci dei dissidenti e dei testimoni della fede.
Sarà don Ricci, al seguito di don Giussani di cui era profondamente amico, che porterà avanti il dialogo anche con molti intellettuali cattolici latino-americani, con Alberto Methol Ferré in primis. Di questi dialoghi saranno protagonisti il filosofo Rocco Buttiglione, Guzmán Carriquiry Lecour, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, Aníbal Fornari, Pedro Morandé, professore di sociologia presso la Pontificia Università Cattolica del Cile, Alver Metalli.
È Metalli che dirige, dal giugno/luglio 1981 al novembre/dicembre 1982, gli otto numeri la rivista Incontri. Testimonianze dall’America Latina, luogo delle riflessioni del gruppo. L’ispirazione di fondo viene suggerita dalla Laborem exercens di Giovanni Paolo II, l’enciclica sul lavoro che rinnovava la tradizione sociale della Chiesa e la poneva in grado di affrontare criticamente il quadro sudamericano dilacerato tra la sinistra populistico-rivoluzionaria e la destra liberal-tecnocratica e militare.
Quando Incontri chiuderà, il suo patrimonio ideale trasmigrerà in due nuove riviste: Nexo, diretta da Alberto Methol Ferré dal 1982 al 1989, e 30 Giorni, che inizierà nel 1983 avendo come direttore Alver Metalli. Tanto ribollire di idee e di progetti troverà allora il suo collettore ideale nel Meeting di Rimini il cui inizio data nell’agosto 1980.
È qui che troviamo i protagonisti del dialogo descritto nel volume, chiamati come relatori e testimoni delle esperienze maturate in Sud America. Lo scambio di esperienze tra due mondi e due continenti è un unicum che coinvolge personalità di grande livello. Nel 1982 saranno invitati come relatori al Meeting Methol Ferré, Lucio Gera, il principale esponente della “Teologia del popolo” argentina, Emilio Maspero, segretario della CLAT, la Centrale latino-americana dei lavoratori, il vescovo Antonio Quarracino, che l’anno successivo verrà eletto settimo presidente della Conferenza episcopale latino-americana. Quarracino sarà colui che vorrà Bergoglio come vescovo e suo collaboratore a Buenos Aires. Gli incontri di don Giussani avevano portato frutto e gli anni che vanno dal 1973 al 1987, narrati da Metalli, rappresentano una pagina speciale nella relazione tra i cattolici dei due continenti.






